Soft landing o stagflazione? I tre fattori che guideranno il mercato

La situazione attuale a livello economico è particolarmente complessa, a causa soprattutto dell’evoluzione dello scenario geopolitico, del cambio di rotta della Bce e dell’avvento di una nuova Fed sotto la guida di Kevin Warsh. Per capirne di più, David Pasucci – market analyst di XTB – ci ha aiutato ad analizzare il momento e a provare a delineare ciò che ci aspetta nei prossimi mesi.

Il Petrolio che guida l’inflazione 

Il driver principale dell’inflazione è sicuramente il petrolio, vittima delle speculazioni dovute alle tensioni in Iran e nello stretto di Hormuz. Il petrolio ha avuto un andamento tecnico impeccabile considerando la dinamica vista nel 2022 dove i prezzi scesero dopo qualche mese dall’invasione russa dell’Ucraina. Lo stesso è successo ora, stessa dinamica di lungo periodo dei prezzi; pertanto, potremmo ipotizzare una fase statica ben al di sotto dei 100 dollari nei prossimi mesi e una stabilizzazione tra i 70-80 dollari, uno scenario particolarmente positivo per l’inflazione che a questo punto potrebbe di nuovo puntare al ribasso su scala globale. 

Rialzo tassi Bce: un errore? 

Accademicamente parlando il rialzo dei tassi da parte della BCE è un rialzo doveroso: lo spread tra inflazione e tassi era sopra l’1%, pertanto il rialzo dei tassi è stato corretto dal punto di vista teorico. Il problema è in prospettiva economica, in quanto l’inflazione attuale si è generata esclusivamente per via dei prezzi del petrolio; pertanto, un’inflazione al 3% circa corrisponde a un petrolio intorno o sopra i 100 dollari, uno scenario completamente diverso dagli attuali 75 dollari.

Di fatto, qualora dovesse perdurare l’incertezza in Medio Oriente, potrebbe portare di nuovo l’inflazione verso livelli accettabili rendendo il rialzo dei tassi un errore di breve termine. Ovviamente serviranno i prossimi dati sull’inflazione per stabilirlo, di fatto i prezzi del petrolio al momento suggeriscono che questo cambio rapido di politica monetaria da parte della Bce potrebbe rivelarsi un errore. Ricordiamo, inoltre, che questo rialzo è stato il più veloce della storia della Bce da quando i tassi hanno raggiunto un pavimento di breve termine. 

La nuova FED sarà decisiva 

Quella di Kevin Warsh è una nuova Fed: istituite 5 task force al fine di rendere più efficiente l’operato della banca centrale, sia in termini di comunicazione, sia in termini operativi, soprattutto per quanto riguarda l’elaborazione dei dati. Proprio l’elaborazione dei dati è il fulcro dove girano le decisioni di politica monetaria dei prossimi mesi. Le task force della Fed andranno a monitorare nuovi dati, nuove fonti anche private, fonti che potrebbero stravolgere la visione avuta finora dell’economia americana. Per fare un esempio pratico, società come Truflation elaborano i dati dell’inflazione Usa in tempo reale e usano un dataset infinitamente maggiore rispetto a quello del BLS (80.000 dati contro 15.000.000) e questa società rileva un’inflazione Usa intorno all’1,8%, ben lontana dal 4,2% rilevato dal Bls.

Stessa cosa dicasi per i dati del mercato del lavoro, questi ultimi particolarmente fuorvianti negli ultimi due anni, dove abbiamo visto oltre il 70% delle revisioni delle buste paga del settore non agricolo in negativo, mai successo nella storia. In pratica, la nuova FED metterà mano a queste discrepanze, quando usciranno nuovi dati potrebbero cambiare i riferimenti di politica monetaria: un esempio viene proprio dall’inflazione rilevata da Truflation che di fatto cambierebbe in modo drastico la situazione attuale. Con un’inflazione all’1,8% la Fed si vedrebbe costretta a tagliare i tassi alla svelta, a differenza dell’attuale 4,2%. 

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi 

Il petrolio è decisivo: qualora dovesse rimanere su questi livelli, o addirittura scendere, potremmo assistere ad un forte ribasso dell’inflazione generalizzato su scala globale. Questo costringerebbe la Bce a tagliare di nuovo, mentre la Fed esaminerà i nuovi dati. Questi nuovi dati saranno cruciali per la direzione della politica monetaria globale, in quanto un’inflazione “nuova” a ridosso o al di sotto del target farebbe scattare immediatamente l’allarme sui tassi e porterebbe ad una politica monetaria aggressivamente accomodante. Non dimentichiamo i dati del mercato del lavoro che, qualora dovessero essere rivisti, potrebbero dare il colpo di grazia all’economia e ai mercati portando ad una vera e propria recessione a scoppio ritardato, con investimenti che verrebbero smobilizzati all’istante e contrazione della liquidità generale sui mercati finanziari. Tutto dipenderà quindi dal petrolio e dai nuovi dati americani.